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PMI esonerate, ma non indifferenti: perché conviene redigere volontariamente il bilancio di sostenibilità

16 Giugno 2026
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di Andrea Gröbner (senior partner) 16/06/2026

L’innalzamento delle soglie europee esclude dalla rendicontazione obbligatoria di sostenibilità un numero molto elevato di imprese. Essere esonerati dall’obbligo non significa tuttavia che le informazioni ambientali, sociali e di governance abbiano perso rilevanza: quello avviato è un processo irreversibile.

Al contrario, per molte imprese la redazione volontaria di un bilancio di sostenibilità può diventare un concreto fattore competitivo.

Le banche devono valutare i rischi climatici e ambientali dei propri clienti. Le grandi imprese devono conoscere gli impatti della propria catena del valore. Gli investitori richiedono informazioni sulla capacità dell’impresa di affrontare la transizione energetica, la scarsità delle risorse, l’evoluzione normativa e i rischi sociali. Anche clienti, dipendenti e pubbliche amministrazioni prestano crescente attenzione alla credibilità degli impegni dichiarati.

L’impresa può quindi essere giuridicamente esonerata, ma continuare a essere economicamente coinvolta.

Un unico documento al posto di numerosi questionari

Le imprese ricevono sempre più frequentemente questionari ESG da banche, clienti, società capogruppo, assicurazioni e committenti.

Le domande riguardano, ad esempio, i consumi energetici, le emissioni di gas a effetto serra, la gestione dei rifiuti, gli infortuni sul lavoro, la formazione, le politiche del personale, il rispetto dei diritti umani e le misure adottate contro la corruzione.

In assenza di un sistema organizzato, ogni richiesta viene gestita separatamente, coinvolgendo amministrazione, personale, produzione, acquisti e direzione. Le risposte possono risultare incoerenti tra loro e i dati devono essere ricostruiti più volte.

Un bilancio di sostenibilità volontario consente invece di raccogliere le informazioni una sola volta, sottoporle a controlli interni e utilizzarle per rispondere in maniera uniforme ai diversi interlocutori.

Il vantaggio non consiste quindi nella produzione di un ulteriore documento, ma nella riduzione della frammentazione informativa.

Migliorare il rapporto con banche e finanziatori

Le informazioni di sostenibilità sono sempre più rilevanti nei processi di concessione e monitoraggio del credito. Una banca deve valutare non soltanto la situazione economica e finanziaria del cliente, ma anche la sua esposizione ai rischi climatici, energetici, ambientali e sociali.

Un’impresa che misura i propri consumi, conosce le principali fonti di emissione, dispone di procedure per la sicurezza dei lavoratori e programma investimenti di efficientamento offre al finanziatore una rappresentazione più completa del proprio profilo di rischio.

Il bilancio di sostenibilità non garantisce automaticamente condizioni di credito migliori. Può però aumentare la qualità delle informazioni disponibili, facilitare il dialogo con la banca e rendere più credibili le richieste di finanziamento destinate a impianti efficienti, energie rinnovabili, innovazione di processo o economia circolare.

Restare nelle catene di fornitura più qualificate

Le grandi imprese soggette alla CSRD devono rendicontare anche gli impatti, i rischi e le opportunità collegati alla propria catena del valore. Per questo motivo selezionano e valutano i fornitori anche in base alla loro capacità di fornire dati ESG attendibili.

Un fornitore che possiede già un set organizzato di informazioni sulla sostenibilità può rispondere più rapidamente alle richieste del cliente, partecipare più agevolmente alle procedure di qualificazione e dimostrare una maggiore maturità organizzativa.

In alcuni settori la disponibilità di dati ESG sta diventando un requisito commerciale al pari della certificazione di qualità, della puntualità delle consegne o della solidità finanziaria.

La nuova normativa limita le informazioni che una grande impresa può pretendere dai partner con non più di 1.000 dipendenti ai fini della propria rendicontazione CSRD. Il limite non elimina tuttavia le richieste: le rende più standardizzate e proporzionate.

Predisporre volontariamente tali informazioni permette all’impresa di anticipare le esigenze dei clienti e di presentarsi sul mercato con un documento già strutturato.

Fornire ai propri clienti i dati ambientali con riferimento alle emissioni di CO₂ relative al processo up-stream diventa una esigenza di tutta la filiera, fino al cliente finale. Non fornire questi dati diventa penalizzante; dover documentare emissioni di CO₂ esageratamente alte rispetto al normale, espone al rischio che i clienti scelgano fornitori più virtuosi sul versante ambientale.

Conoscere meglio costi, rischi e inefficienze

Il bilancio di sostenibilità non è soltanto uno strumento di comunicazione. Il suo principale valore si manifesta spesso all’interno dell’impresa.

Misurare energia, carburanti, acqua, materie prime e rifiuti consente di individuare inefficienze che nel bilancio d’esercizio rimangono aggregate all’interno di voci di costo più ampie. Analizzare infortuni, assenze, turnover e formazione permette di comprendere meglio i rischi organizzativi. Mappare fornitori e dipendenze critiche aiuta a prevenire interruzioni della produzione.

Il processo di rendicontazione obbliga in sostanza l’impresa a trasformare informazioni disperse in indicatori utilizzabili dalla direzione.

Da questo punto di vista, il report è il risultato finale di un percorso di conoscenza e non il suo unico obiettivo.

Rafforzare reputazione e credibilità

Le dichiarazioni generiche sulla sostenibilità espongono l’impresa al rischio di essere accusata di greenwashing. Un bilancio costruito su dati misurabili, criteri dichiarati e obiettivi verificabili rende invece la comunicazione più credibile.

L’impresa può spiegare non soltanto i risultati positivi, ma anche le aree nelle quali deve ancora migliorare. Questa trasparenza è generalmente più convincente di una comunicazione esclusivamente promozionale.

Il documento può inoltre sostenere i rapporti con il territorio, facilitare il dialogo con i dipendenti, valorizzare le politiche di sicurezza e formazione e rafforzare l’attrattività nei confronti di lavoratori qualificati.

Le semplificazioni per la rendicontazione volontaria

L’impresa esonerata non è tenuta a replicare l’intero sistema previsto per le società obbligate alla CSRD.

La Commissione europea ha adottato nel 2025 una raccomandazione sullo standard volontario VSME e sta completando l’adozione del nuovo standard europeo per le imprese non soggette alla rendicontazione obbligatoria.

Il modello è costruito secondo un criterio di proporzionalità e prevede due livelli:

  • un modulo di base, destinato alle imprese più piccole o a quelle che iniziano il percorso;
  • un modulo completo, che integra le informazioni maggiormente richieste da banche, investitori e grandi clienti.

Il modulo di base comprende informazioni essenziali sull’impresa e indicatori relativi a energia, emissioni, inquinamento, biodiversità, acqua, risorse, rifiuti, personale, salute e sicurezza, formazione e contrasto alla corruzione.

Il modulo completo aggiunge dati più articolati, come gli obiettivi di riduzione delle emissioni, i rischi climatici, le politiche in materia di diritti umani, alcune informazioni aggiuntive sul personale e sulla governance.

L’impresa può pertanto iniziare con un numero limitato di indicatori, utilizzando soltanto quelli applicabili alla propria attività, per poi ampliare progressivamente la rendicontazione.

Non è necessario predisporre da subito un documento complesso né applicare integralmente tutti gli ESRS destinati alle imprese obbligate. Per la rendicontazione volontaria non scatta inoltre automaticamente l’obbligo legale di attestazione previsto dalla CSRD, ferma restando la possibilità di richiedere una verifica indipendente per aumentare l’affidabilità del documento.

EFRAG ha messo a disposizione anche modelli digitali, controlli di coerenza e strumenti per la produzione del report in formato strutturato. Ciò consente di ridurre costi e difficoltà operative, soprattutto nella fase iniziale.

Iniziare in modo graduale

Un percorso volontario efficace può cominciare da pochi passaggi:

  1. individuare le informazioni già disponibili;
  2. selezionare gli indicatori realmente rilevanti per l’attività;
  3. attribuire responsabilità chiare per la raccolta e il controllo dei dati;
  4. definire una situazione iniziale rispetto alla quale misurare i miglioramenti;
  5. fissare obiettivi realistici e verificabili;
  6. aggiornare annualmente le informazioni.

Il primo bilancio non deve necessariamente essere perfetto. Deve essere attendibile, comprensibile e coerente con le effettive dimensioni dell’impresa.

L’innalzamento delle soglie europee offre alle imprese escluse una possibilità importante: affrontare la sostenibilità non come un adempimento imposto, ma come uno strumento scelto e calibrato sulle proprie necessità.

Chi utilizza il periodo di esonero per costruire dati, responsabilità e obiettivi si troverà meglio preparato nei rapporti con banche, clienti, investitori e dipendenti. Chi considera la sostenibilità un tema ormai superato rischia invece di scoprire che l’obbligo di legge è diminuito, ma le aspettative del mercato sono rimaste.

In ultimo ma in testa a tutto: chi considera la sostenibilità come un vero e proprio sistema decisionale ponendosi obiettivi e pianificandoli adeguatamente, migliora nel tempo le proprie performance e la corporate visibility dimostrando, dati alla mano, la riduzione delle proprie emissioni di CO₂.

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